Vorrei provare a riassumere cos’è stata la mia esperienza qui a Gaia rispondendo prima a qualche domanda : Come posso tradurre, in un modo semplice, di cosa si tratta il progetto Gaia Terra a chi non lo conosce? Cos’è stato il mio percorso durante il tempo del mio volontariato? Cos’era il mio sogno arrivando a Gaia? Cosa mi porto a casa adesso che tra poco me ne vado?
Comincerò dando prima qualche informazione su di me.
Poche cose. Avevo tante idee e molte rappresentazioni, l’assenza di una visione chiara sul mio scopo in quanto persona, l’idea vaga di diventare insegnante di francese all’estero, una magistrale in corso da concludere, qualche esperienza compiuta in aiuto ai migranti in Francia, la consapevolezza di esser stata studentessa per abbastanza a lungo, forse anche -troppo- a lungo, ma anche quella di esser stata danzatrice o improvvisatrice, anche lì forse troppo a lungo, e, per finire, la consapevolezza di esser stata, durante tutto l’arco della mia vita, una passeggiatrice forse un po’ smarrita che cerca sempre di decidere tra quali vie scegliere di andare tra i suoi continenti immaginari preferiti, cioè un viale che portava subito al senso del diritto e dell’essere responsabile e l’altro, il viale del piacere e della libertà. Oggi ancora viaggio tra questi due viali paralleli.
Arrivai quindi a Gaia tramite l’aiuto di tutte queste esperienze accumulate. A questo punto della mia storia fare un’esperienza ESC quindi era per me in qualche modo una scusa per continuare a ricercarmi facendo esperienze di un nuovo tipo. Non avevo quindi aspettative rispetto a cosa sarebbe dovuto essere questo posto, o cosa sarebbe potuto succedere, anzi, venivo a Gaia piuttosto con una lista mia delle mie abitudini, attitudini e schemi da osservare, studiare e forse smantellare.

Come tradurre nel modo più semplice possibile di cosa si tratta il Progetto Gaia Terra?
Cominciando dalla sua storia, Gaia Terra, prima di diventare un ecovillaggio in cui scorrono le acque rigenerative del fiume Stella, era una fornace di mattoni e poi un’azienda di carpenteria leggera, situata a Flambruzzo, Udine, che chiuse la sua attività nel 2011. Cinque anni dopo, nel 2017, fu comprato l’edificio da Debora Sbaiz, fondatrice del progetto con l’idea di creare lì una comunità con questa frase come motto: “leggeri sul pianeta”, filosofia che serve da veicolo per i residenti del progetto.
In verità, quello che ci sarebbe da dire su Gaia in primis è che il progetto occupa tanti ruoli diversi, da ‘casa’, che pochi residenti, 6 al momento, e tanti volontari, hanno scelto di abitare e condividere insieme, a un posto in cui coesistono pratiche somatiche, artistiche, e comunicative, o ancora una piattaforma dinamica in cui si svolgono scambi, eventi, workshops, residenze, o corsi, in cui ogni tipo di persone dal momento in cui si pone la domanda di com’è il suo impatto sul pianeta verrebbe accolta.
Se mai ti venisse l’idea folle di un giorno infrangerti oltre il portone di Gaia, ecco quel che ti potrebbe aspettare: il “gulo towel” o “asciugaculo”, inventato per non più sfruttare gli alberi ad ogni costo al fine di produrre carta; il “fervida”, che sarebbe cioè la coltura di batteri probiotici tramite l’uso della fermentazione, che risolve i problemi che vanno dall’alimentazione alla pulizia degli spazi; un bagno secco, il cui lavoro di raccogliere le feci e le urine della comunità lo fa meravigliosamente bene, ma ci sarebbe anche da aggiungere, per accontentare i più curiosi, una “food forest”, un frutteto, e un orto di ortaggi coltivato con il metodo Fukuoka di permacultura tra le cose principali. Ecco quindi una lista non esaustiva del tipo di attività che si svolgono lì.
L’ecovillaggio quindi, pur di crescere, e di continuare a inventarsi, esperimenta, fallisce, e si osserva, mentre anche celebra, festeggia o ringrazia ogni tipo di esperienza o di passeggiatore per quello che gli porta.

Cos’è stato il mio percorso di volontariato a Gaia Terra quindi?
Quando sono arrivata ai primi di maggio a Gaia Terra, mi incuriosiva l’idea di incontrare me stessa in contatto con un nuovo contesto ambientale e sociale mentre stavo per porre fine a un ciclo di studi il quale si doveva concludere con la scrittura di una tesi. Anche l’idea di cominciare un progetto che mi stava per coinvolgere in Italia per un periodo lungo era avvincente per me. Fino a settembre quindi il mio tempo è stato diviso in due parte: la prima parte era quella di scoprire quali erano i vari ritmi, possibilità, e attività che poteva offrire a questa realtà, in cui ho assaggiato esperienze di ogni genere andando dal improvvisarmi panificatrice per la comunità, cosa che non avevo mai fatto prima, al seminare nell’orto naturale, o ancora forare travi di legno per la costruzione di un futuro, non più così ipotetico, dormitorio; la seconda parte della mia esperienza era di introdurre in altre fasce orarie della mia giornata, tempi dedicati alla scrittura, il che è risultato in un successo. Mi sono laureata a settembre in Francia, ho fatto qualche giro, incontrato amiche e amici, e superato così il primo capitolo del mio percorso in quanto ESC. Da settembre in poi, la pressione dell’esame ricaduta, ogni momento svolto a Gaia aveva semplicemente più sapore e mi è sembrato che il momento era diventato opportuno per connettermi sempre più in profondità con persone e situazioni. Sicuramente mi è molto piaciuto durante il mio tempo fare esperienza di più cose e non stabilirmi in una routine fissa.
Cos’era il mio sogno quando varcai il portone di Gaia?
Il mio sogno di allora, se lo posso definire così, era, ed è tuttora, di poter abitare il mondo con più consapevolezza della mia responsabilità in quanto persona rispetto a questioni odierne legate al nostro atteggiamento sul pianeta Terra, chiedendomi quindi: che cosa mi manca? Che esperienza? Che diploma? Che opportunità mi manca per prendere le questioni che hanno a che fare con la mia umanità più a cuore nel tempo di oggi? Per rispondere a quelle domande, ho scelto di fare un volontariato a Gaia Terra.

Cosa mi porto a casa la mia esperienza ESC raggiunta a una fine ?
Sicuramente qualche momento attraversato tramite l’ESC ha contribuito a dare al mio percorso un tocco di straordinario: sono molto grata della mia partecipazione a luglio al raduno RIVE (rete
italiana degli ecovillaggi). Ho anche conosciuto mentre stavo a Gaia altre realtà che hanno arricchito la mia percezione e concezione di cosa poteva essere o no considerato come ecovillaggio:
a Meraki, in Emilia Romania, posto in cui si era anche svolta la RIVE, o a Torri Superiore, in Liguria, considerata una delle prime realtà di ecovillaggio in Italia ma anche in Europa. Questi posti
m’hanno dato una migliore idea di cosa poteva significare in parole e atti muoversi verso un impatto positivo, responsabile ma anche piacevole, su questo pianeta. Oltre a queste due estensioni della mia esperienza diretta a Gaia, mi porto sicuramente a casa il senso che lì è appena successo qualcosa di importante per me. Forse l’avvicinarsi a una consapevolezza leggera che appartengo
anche io da qualche parte nello specifico come in assoluto, però in un modo sempre meno astratto e reso sempre più semplice da raggiungere, e la pratica attiva di essere grata per quello che possiedo conoscendo il potenziale che ogni piccolo gesto può avere per rivelare l’affetto abbondante provato per quel che mi circonda.
Per finire, il mio atteggiamento credo si avvolge attorno alle parole di questa canzone di Ben Mazué, famoso, ma soprattutto in Francia:
Le sort est un poème
Le destin est un roman
Avec la mort pour emblème
Pour que chaque moment compte
La sorte è un poema
Il destino è un romanzo
Con la morte per emblema
Per ché ciascun momento conta
Aurore Berger o Swan Oury