Ciao a tutti! Sono Laura, vengo dall’Italia e ho partecipato a un progetto ESC (European Solidarity Corps) a Izmir, in Turchia. Ho deciso di partire per un anno di volontariato prima di capire cosa fare del mio futuro, e oggi posso dire che è stata una delle esperienze più intense e vere della mia vita.
Sin dall’inizio, ho avuto l’opportunità di immergermi nella cultura locale e di connettermi con le persone attraverso i miei workshop. Ho assistito nella conduzione di lezioni di conversazione in inglese e italiano con donne, bambini e studenti delle scuole superiori. Ogni incontro è stato unico, ricco di storie, risate, tè condiviso e momenti di apprendimento reciproco. Il mio posto preferito per lavorare è stato Sakin Mekan Agora, un centro per rifugiati dove ho trovato uno spazio sicuro e accogliente in cui ognuno si è sentito valorizzato.

Anche se non era la mia prima esperienza all’estero, Izmir ha rappresentato un nuovo inizio: una lingua diversa, una città grande, e la possibilità di stringere amicizie con persone provenienti da tutto il mondo. Ho partecipato a una festa dell’henné, visitato siti storici e città come Samsun, Pamukkale, Gaziantep, Mardin e Diyarbakır. Ogni viaggio mi ha permesso di scoprire nuovi aspetti della cultura turca e di mettermi in discussione.
Col tempo, le attività sono diventate più naturali, ho preso fiducia e ho iniziato a gestire i workshop con più tranquillità. I legami con i partecipanti, in particolare nel centro per rifugiati, si sono rafforzati. A dicembre, nuove attività mi hanno ridato motivazione: ho iniziato a lavorare anche con bambini molto piccoli, riscoprendo la gioia delle cose semplici come disegnare o correre senza pensieri.

Una delle novità più belle è stata l’organizzazione di attività di yoga con un’altra volontaria. Non siamo professioniste, ma i partecipanti hanno apprezzato molto: più che la tecnica, conta la connessione e la voglia di stare insieme. Ho partecipato anche a un progetto interculturale con donne e bambini siriani e curdi, abbiamo dipinto muri e panchine, cucinato insieme e parlato dell’impatto del fast fashion durante un laboratorio di cucito in cui abbiamo imparato a fare scrunchie a mano.
Durante il Ramadan, abbiamo distribuito cene per l’iftar nei centri municipali. È stato emozionante vedere tante persone condividere tempo e cibo. Ho anche avuto modo di fare escursioni domenicali con altri volontari, andare a partite di calcio e pallavolo, e festeggiare i compleanni dei miei compagni: tutti momenti che hanno rafforzato i legami e creato ricordi speciali.

Ora che questa avventura è finita, sento di aver vissuto qualcosa che mi ha davvero cambiata. Non sono mancati momenti difficili la stanchezza, la lontananza da casa, le barriere linguistiche ma sono stati addolciti dalle persone che ho incontrato. Gli altri volontari sono diventati una seconda famiglia, Izmir è diventata casa. Porto con me i progetti realizzati, i sorrisi dei bambini, i balli improvvisati, le cene condivise e soprattutto la sensazione di aver vissuto qualcosa di autentico.
Questa non è solo un’esperienza di volontariato. È un’esperienza di vita. Mi ha insegnato ad amare, a superare gli ostacoli, ad apprezzare le piccole cose, ad aprirmi agli altri. E ne parlerò a tutti, perché credo che ognuno dovrebbe viverne una così, almeno una volta nella vita.
Grazie PiYa per l’opportunità.
Grazie Informagiovani per esserci stati.
Grazie ai volontari che sono diventati la mia famiglia.
Grazie agli amici turchi che mi hanno accolta.
E grazie, Izmir.
Avrai sempre un posto nel mio cuore.