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12 Dicembre 2024

Sono Ana Marta Silva e vengo dal Portogallo. Ho deciso di partecipare al programma ESC per crescere e migliorare me stessa e le mie competenze, e così ho trascorso gli ultimi nove mesi facendo volontariato presso l’Associazione San Giovanni Apostolo Onlus, a Palermo, in Italia. Quest’associazione ospita ragazzi dai cinque ai diciotto anni
per attività di dopo scuola. È un luogo in cui ricevono supporto e aiuto per i loro compiti scolastici e in cui possono impegnarsi in altre attività extra-scolastiche.

Quando sono arrivata, non sapevo bene cosa aspettarmi. Anche se il progetto mi era stato spiegato e ho fatto le mie ricerche online, non è mai la stessa cosa che vedere un posto di persona o viverlo. Inoltre, ritengo che sia stato meglio per me affrontare questo progetto senza aspettative e prendere le cose come vengono, invece di crearmi un’idea di quello che pensavo sarebbe stato e poi rimanere delusa. Ciò che sapevo era di voler partecipare alle squadre di calcio, ma purtroppo il periodo in cui sono arrivata non mi ha permesso di fare molto, anche se ho avuto l’opportunità di essere più coinvolta nelle mie ultime settimane di permanenza. Credo che lo sport sia un ottimo modo per insegnare i valori e l’importanza di averli e metterli in pratica nella propria vita a tutte le età, ma soprattutto con i bambini piccoli, e questa esperienza ha rafforzato questa idea.

Poiché il mio progetto si è svolto dal mese di marzo al mese di settembre, ho avuto modo di essere presente per il lavoro che l’associazione svolge durante l’anno scolastico ma anche per le vacanze estive.

Sono stata molto fortunata ad avere il mio collega e amico, Clemens, che mi ha aiutato a superare i primi due mesi di questa esperienza, perché mi ha reso più facile comunicare con i bambini, visto che non parlavo italiano, e anche legare con loro, perché conoscevano già Clemens e avevano un forte legame con lui.

Durante l’anno scolastico, l’attenzione era rivolta ad assicurarsi che i bambini fossero al passo con i compiti e gli altri lavori scolastici. All’inizio non mi sentivo molto a mio agio nell’aiutare in materie diverse dall’inglese o dalla matematica, ma man mano che imparavo la lingua e miglioravo le mie capacità comunicative, cresceva la fiducia in me stessa e sentivo di poter essere davvero d’aiuto non solo nell’aiutarli a fare i compiti, ma anche a capire i concetti che stavano studiando.

Una volta terminato il lavoro scolastico, i bambini potevano svolgere altre attività. Nel mio caso sarei stata per lo più con i bambini interessati a giocare a calcio o ad altri sport, ma anche a disegnare e a svolgere altre attività artistiche per aiutare lo sviluppo della loro creatività.

Nel periodo estivo, tuttavia, l’associazione aveva già un programma stabilito, quindi il mio ruolo era più di supporto. Detto questo, mi piaceva interagire con i bambini e aiutarli a svolgere le attività che venivano loro proposte. In quel periodo ho lavorato soprattutto con bambini di età compresa tra i cinque e i sette anni. Lavoravamo alcuni giorni al mattino e altri al pomeriggio.

La prima parte della mattina/pomeriggio era occupata da attività artistiche, come colorare, dipingere, modellare e altre attività, seguite dalle prove per lo spettacolo di fine estate.
Poi dopo una pausa e facevamo alcune attività fisiche come la corsa agli ostacoli. Alcuni giorni abbiamo svolto attività come il giardinaggio o lo studio delle piante, del loro ciclo di vita o di come curarle.             

In quei mesi abbiamo anche avuto l’opportunità di andare in un acquapark e di partecipare a eventi organizzati da altre associazioni al di fuori della nostra sede. Per me queste attività sono state molto importanti  non solo perché
accompagnavo i bambini e li aiutavo per qualsiasi cosa fosse necessaria ma anche perchè imparavo la storia della città di Palermo.

L’aspetto che mi ha colpito di più è stato l’orgoglio delle persone dell’associazione per le loro radici, il loro quartiere, la loro città, la loro tradizione. C’è un chiaro sforzo per insegnare ai bambini la storia della loro città e l’origine delle loro tradizioni, invece di limitarsi a celebrarle. Imparare la storia della città di Palermo e la cultura da persone così chiaramente orgogliose delle proprie radici è stata una delle cose che ho preferito di questa esperienza.

Abbiamo festeggiato Santa Rosalia, che è la patrona della città di Palermo, dove ci è stata raccontata la sua storia e come dobbiamo festeggiare lei e la città ma non solo infatti abbiamo celebrato insieme anche altre ricorrenze, come la preparazione de “u cannistru” per celebrare il giorno dei morti, una tradizione in cui i siciliani preparano un cesto con dolci tradizionali, caramelle e castagne, da “offrire” ai parenti che non ci sono più e trasformare il giorno della morte in una celebrazione della loro vita. È un’attività che si svolge solitamente in famiglia, ma che noi abbiamo passato assieme perchè così ci sentiamo nell’associazione.

Per questo motivo devo ringraziare le persone dell’Associazione San Giovanni Apostolo per avermi accolto a braccia aperte, facendomi sentire come se anch’io facessi parte di questa famiglia, invitandomi sempre a partecipare ai pasti, alle riunioni o agli eventi del quartiere e avendo la pazienza di spiegarmi ogni tradizione, cibo o festa.

Ora che ho terminato il mio progetto, posso dire che, sebbene sia felice di tornare a casa, sono anche un po’ triste di lasciare questa bellissima comunità. Ho imparato molte cose, soprattutto a risolvere i conflitti e a parlare italiano. Ma ho anche imparato a essere più paziente, compassionevole ed empatica.

È un’esperienza che non dimenticherò mai e, anche se non ho avuto modo di fare molto con il calcio, sono molto soddisfatta di questa esperienza. Sono felice di quello che ho potuto fare. Ho creato un bellissimo legame con i bambini ed è qualcosa che non dimenticherò mai. Spero solo di aver avuto un impatto positivo sulle loro vite, mostrando loro gentilezza, pazienza e come si gioca correttamente a calcio.

Ana Marta Silva