La Direttiva (UE) 2023/970 segna un passo decisivo verso l’eliminazione del divario retributivo di genere, che oggi si attesta ancora al 13% in Europa. Applicabile sia al settore pubblico che a quello privato, la normativa impone il rispetto rigoroso della parità salariale tra uomini e donne per mansioni uguali o di pari valore, stabilendo che i compensi debbano basarsi unicamente su criteri oggettivi e neutri.
Il cuore di questo nuovo provvedimento è la trasparenza retributiva. Le persone in cerca di occupazione avranno il diritto di conoscere la fascia salariale offerta già prima del colloquio, mentre alle aziende sarà vietato indagare sugli stipendi percepiti in passato dai candidati. Inoltre, i dipendenti avranno la facoltà di richiedere dati sui compensi medi dei propri colleghi. Qualora dalle rendicontazioni dovesse emergere un divario di genere ingiustificato superiore al 5%, il datore di lavoro sarà obbligato a intervenire tempestivamente con azioni correttive.
Parallelamente, vengono rafforzate in modo significativo le tutele legali. Le vittime di discriminazione salariale potranno pretendere un risarcimento totale e senza tetti massimi, comprensivo di tutti gli arretrati. Nei procedimenti giudiziari, inoltre, l’onere della prova risulterà invertito: spetterà all’azienda, e non più al lavoratore, dimostrare l’assenza di pratiche discriminatorie. Dal 7 giugno 2026 gli Stati membri sono tenuti ad applicare sanzioni dissuasive per assicurare che l’equità salariale sia finalmente diventata un diritto concreto in ogni ambiente di lavoro.
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