Ripristinare almeno il 20% delle zone terrestri e marine dell’UE entro il 2030. Questo l’obiettivo del Regolamento per il ripristino della natura che è diventato Legge europea con la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE e che diventa quindi vincolante per tutti i Paesi dell’Unione..
Questo regolamento è fondamentale per la strategia dell’UE sulla biodiversità e ha un approccio innovativo: non si limita a proteggere le aree naturali, ma punta anche a recuperare quelle già rovinate. Il piano prevede tre fasi: entro il 2030, il 30% di ogni ecosistema non in buono stato dovrà essere restaurato, il 60% entro il 2040 e il 90% entro il 2050.
Ogni paese dell’UE dovrà creare piani nazionali di ripristino e riferire periodicamente alla Commissione europea sui progressi fatti. In pratica, ogni Stato membro dovrà adottare e mettere in atto misure per ripristinare almeno il 20% delle proprie zone terrestri e marine entro il 2030. Per rassicurare chi è preoccupato per la sicurezza alimentare, nel 2033 Bruxelles riesaminerà l’applicazione del regolamento e il suo impatto sui settori agricolo, della pesca e forestale. La Commissione UE può anche sospendere per un anno l’attuazione delle norme sugli ecosistemi agricoli se ci sono gravi conseguenze per la sicurezza alimentare a livello comunitario.
Il regolamento è stato al centro di un acceso dibattito politico per mesi, fortemente osteggiato anche con il ricorso a massicce campagne di fake-news, da alcune parti politiche.
È stato approvato definitivamente solo il 17 giugno, grazie al cambio di posizione del governo austriaco, che inizialmente aveva intenzione di astenersi, ma poi ha deciso di votare a favore. L’Italia ha votato contro, insieme a Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Finlandia e Svezia, mentre il Belgio si è astenuto.