Ciao a tutti!
Mi chiamo Maria, ho 22 anni e sono di Roma. Un giorno di inizio agosto sono entrata per caso sulla pagina del Corpo di Solidarietà Europeo, programma finanziato dall’Unione europea, e senza pensarci troppo, ho mandato la mia candidatura. È proprio così che è iniziata la mia avventura in Portogallo, a Porto.
A metà settembre sono quindi atterrata nella splendida città di Porto, per iniziare quelli che sono stati sei mesi ricchi di sorrisi, abbracci, ma soprattutto di tanta soddisfazione. Ho svolto il mio volontariato nell’associazione Onda Verde, nel piccolo paesino di Avintes, a Vila Nova de Gaia, insieme alle mie compagne di avventura Magdalena e Maria, entrambe dalla Polonia.

Il mio obiettivo, e la mia volontà più grande, era portare il mio entusiasmo e la mia creatività in un ambiente che potesse beneficiarne, mettermi al servizio del prossimo e cercare di mettere in gioco le mie competenze. La mia laurea in design mi ha permesso di aiutare l’associazione non solo dal punto di vista umanistico, supportando i bambini nei compiti per casa e nelle varie attività proposte durante il pomeriggio, ma soprattutto portando la comunicazione dell’associazione a un livello superiore, creando grafiche, poster, giornali istituzionali e molti materiali di comunicazione con il pubblico, che mantenessero una stessa identità visiva e fossero facilmente riconoscibili dalla comunità.

Il mio volontariato è stato quindi un insieme di tutto ciò che mi caratterizza: la parte creativa, ma soprattutto la grande volontà di mettermi in gioco e di imparare dai più piccoli in una lingua prima sconosciuta. I sorrisi che i bambini mi hanno regalato sono stati impagabili, così come tutte le piccole attenzioni e ogni rapporto costruito passo dopo passo, fino a diventare per loro non un adulto, ma un’amica di cui fidarsi, a cui chiedere aiuto e con cui giocare.

Sicuramente la parte linguistica, all’inizio, è stata leggermente destabilizzante, perché la maggior parte dei bambini tra i 7 e i 15 anni non parlava assolutamente inglese, così come parte dei collaboratori. Ma questa esperienza mi ha insegnato che la lingua non è l’unico modo per comunicare: c’è spazio anche per gesti, sguardi e soprattutto per la volontà di farsi capire dall’altro e per la capacità di aprire i propri orizzonti a chi si ha davanti.

Le mie attività preferite sono state sicuramente i pomeriggi del lunedì, in cui io e Joana, una delle lavoratrici dell’organizzazione, svolgevamo attività legate alla sostenibilità ambientale. Ogni lunedì riuscivamo a creare qualcosa che i bambini amassero, ma che allo stesso tempo trasmettesse un messaggio concreto. Abbiamo fatto la carta riciclata con i semi di girasole da piantare, abbiamo creato piccoli vasetti con lumachine d’acqua insieme ai bambini, così che potessero avere il proprio animaletto. Abbiamo riciclato, creato pupazzetti con materiali di scarto, imparato l’importanza dell’acqua e quanto sia essenziale non sprecarla. È stato magico vedere come siamo riuscite a trasportare concetti tanto grandi in una maniera così semplice, riuscendo davvero a trasmetterli ai bambini.

Io e le mie compagne di avventura, Maria e Magdalena, abbiamo poi avuto modo di conoscere altri volontari nel corso della nostra esperienza e di collaborare con le loro organizzazioni per creare un ambiente internazionale, in cui ognuno potesse esprimere qualcosa di sé. Penso quindi sia importante per me parlare anche di Mariana (Mari!), volontaria dell’associazione NoGordio, sempre a Porto, che ci ha permesso di conoscere queste bellissime opportunità. Grazie a lei abbiamo potuto incontrare altri volontari di diverse organizzazioni, che sono poi diventati veri e propri amici.

Un volontariato ESC è un’esperienza preziosa, che sono sicura mi abbia arricchito tantissimo. Penso sia un’ottima opportunità per tutti coloro che vogliono mettersi in gioco e provare a capire come sarebbe vivere in un altro paese, avendo sempre alle spalle una rete di sicurezza e un punto di slancio verso qualcosa di più grande. È un’esperienza in cui si porta molto di sé, ma allo stesso tempo si ricomincia a imparare da capo e si cresce tanto. È un’esperienza di adattamento, curiosità e scoperta. Sicuramente è un’esperienza unica nel suo genere.
Maria Zaharia