Nell’Unione europea, un giovane su cinque convive con un disturbo legato alla salute mentale. Un dato che riporta al centro il tema del benessere psicologico delle nuove generazioni e il ruolo che l’ambiente digitale può avere nella vita quotidiana di bambini, bambine, adolescenti e giovani.
Social network, piattaforme digitali, algoritmi e nuovi strumenti basati sull’intelligenza artificiale fanno ormai parte dell’esperienza di crescita di ragazzi e ragazze. Per questo il Parlamento europeo chiede un’applicazione più efficace delle norme già esistenti e maggiori garanzie per proteggere i minori online.
Gli eurodeputati e le eurodeputate chiedono in particolare più trasparenza sul funzionamento degli algoritmi, così da comprendere meglio quali contenuti vengono proposti agli utenti e alle utenti più giovani e con quali criteri.
Tra le proposte figura anche l’introduzione di una modalità dedicata ai minori, un vero e proprio “youth mode”, senza pubblicità mirata e con standard di protezione più elevati. L’obiettivo è limitare l’esposizione a contenuti potenzialmente dannosi e ridurre le pressioni commerciali nei confronti di bambini, bambine e adolescenti.
Il Parlamento europeo richiama inoltre l’attenzione sulle funzionalità progettate per favorire un uso prolungato o eccessivo delle piattaforme, come notifiche continue, raccomandazioni automatiche e meccanismi che spingono a restare connessi più a lungo.
Un altro punto riguarda i cosiddetti AI companions, strumenti di intelligenza artificiale pensati per simulare relazioni, dialoghi e forme di compagnia digitale. Secondo il Parlamento, questi sistemi richiedono particolare attenzione quando vengono utilizzati da utenti minorenni, perché possono incidere sulla percezione delle relazioni, dell’autonomia e del benessere emotivo.
“La responsabilità della sicurezza di bambini e adolescenti deve spettare innanzitutto a chi progetta e gestisce le piattaforme digitali”, ha sottolineato il relatore Sandro Ruotolo.
La relazione sarà sottoposta al voto dell’intero Parlamento europeo durante la plenaria prevista dal 14 al 17 settembre.
Il messaggio è chiaro: la protezione dei minori online non può essere lasciata solo alle famiglie o alle scuole. Serve un impegno più forte da parte delle piattaforme, delle istituzioni e di tutti gli attori coinvolti nella costruzione degli ambienti digitali.