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16 Febbraio 2026

Mi chiamo Marina, ho 28 anni e vengo da Alicante/Valencia, in Spagna. Sono stata volontaria con il Corpo Europeo di Solidarietà, finanziato dall’Unione Europea, da settembre 2025 a gennaio 2026, anche se in realtà tutto è iniziato qualche mese prima, nel marzo 2025. In quel momento ho visto un corso di formazione di HRYO (Human Rights Youth Organization) sulla permacultura come strumento di intervento sociale a Palermo e ho pensato: perché no?
Sono sempre stata appassionata di permacultura e, come psicologa, l’idea di unire questi due mondi mi è sembrata una combinazione incredibilmente arricchente, sia a livello personale che professionale. È così che mi sono innamorata di Palermo, del progetto Terra Franca e, naturalmente, dei siciliani. Del loro modo di vivere, di relazionarsi e di intendere la comunità. Mesi dopo, ho capito chiaramente che volevo tornare e approfondire questo percorso, così ho deciso di tornare per intraprendere la mia esperienza come volontaria presso HRYO, con il sostegno di InformaGiovani.

Visuale di una scogliera con un mare

Palermo è una città meravigliosa che si scopre al meglio con occhi curiosi e senza fretta. C’è sempre un angolo inaspettato che ti sorprende, una piazza nascosta o una conversazione improvvisata. È una città piena di vita, con un forte senso di comunità, dove nelle strade si respira arte, musica dal vivo, danza e una costante espressione culturale. Il tutto in un ambiente in cui le persone sono aperte, disponibili e molto accoglienti, il che ti fa sentire parte del luogo fin dal primo momento. 

Per quanto riguarda il mio lavoro come volontaria, la maggior parte del mio lavoro si svolgeva a Terra Franca, un progetto di HRYO situato in un terreno alla periferia di Palermo. Questo spazio ha un valore simbolico molto speciale, poiché è stato confiscato alla mafia molti anni fa e oggi è utilizzato per scopi sociali, educativi e comunitari.

Piccolo orto delimitato da delle pietre e degli alberiBandiera ARCI sopra un piccolo orto nato da dentro una carriola dismessa

Lì svolgevamo diversi compiti legati alla permacultura e all’intervento sociale. Uno dei progetti più grandi e soddisfacenti è stata la costruzione del pavimento di una delle strutture dello spazio, realizzato in legno e accuratamente livellato con pietre e terra. È stato un lavoro fisico, ma anche molto gratificante, perché vedevi come qualcosa prendeva forma poco a poco grazie allo sforzo collettivo.

Volontaria intenta ad analizzare la pavimentazione di un edificio in costruzionePavimentazione di un edificio in costruzione

Nello stesso spazio abbiamo costruito anche mobili in legno (come tavoli, un’altalena, una tinozza e delle panchine) e sentieri in pietra che hanno contribuito ad abbellire il terreno e a renderlo più accessibile. Ogni piccolo dettaglio ha contribuito a creare un luogo più accogliente e funzionale per tutte le persone che lo visitavano.

Altalena costruita da mobili in legno di riciclo

Oltre a questo, c’erano compiti più di routine ma ugualmente importanti, come dare da mangiare alle galline e pulire il loro spazio, piantare e raccogliere piante aromatiche o prendersi cura dell’orto. Queste attività mi hanno aiutato a ricollegarmi ai ritmi della natura e ad apprezzare l’importanza della cura quotidiana e costante.

Autoscatto della volontaria con dei pulcini Orto in permacultura della struttura

Il mio posto preferito era, senza dubbio, l’area delle api, l’apiario. Lì abbiamo avuto l’opportunità di conoscere da vicino l’affascinante vita di questi piccoli esseri, così essenziali per l’equilibrio dell’ambiente. È stata un’esperienza molto speciale che ha risvegliato ulteriormente la mia coscienza ecologica.

Volontario con la tuta da apicoltore e un pezzo di arniaVolontari con la tuta da apicoltori

Inoltre, HRYO ha realizzato altri progetti volti a creare comunità, ai quali ho avuto la grande fortuna di partecipare. Tra questi, la realizzazione di portacandele in argilla decorati con foglie e fiori di Terra Franca, un’attività creativa e molto legata all’ambiente; e il club di uncinetto, dove ci riunivamo ogni settimana per imparare insieme a lavorare all’uncinetto, chiacchierare, condividere esperienze e rafforzare i legami tra di noi.

Volontaria con un portacandele fatto a mano, decorato con delle foglie e fiori localiUn gruppo di persone intente a imparare l'uncinetto durante un laboratorio

Potrei passare ore a scrivere sul perché consiglierei l’esperienza del volontariato a qualsiasi persona irrequieta che voglia conoscere il mondo, altre culture, persone diverse e vivere momenti unici e irripetibili. Ma ci sono cose che non si possono spiegare interamente a parole: bisogna viverle. Posso solo dire che, se ti prenderai di coraggio, di sicuro non te ne pentirai

Volontaria intenta a spostare del materiale terroso con una pala